sabato 16 novembre 2013

Capitolo XXX.

Pinocchio, invece di diventare un ragazzo, parte di nascosto col suo amico Lucignolo per il «Paese dei balocchi».

Tutti noi abbiamo avuto un amichetto cattivo. Io non mi posso esimere dall’averlo fatto! Era il Maggi. Era un’età in cui i nomi non esistevano, ma solo il cognome! Oddio, chiamarla amicizia era una cosa strana. In realtà passavamo diversi pomeriggi, dopo aver studiato, insieme a passeggiare per le vie delle Cure, il quartiere dove abitavo. Era di poche parole, e gli piaceva soprattutto che gli raccontassi i miei sogni, la mia vita di tutti i giorni. Erano le cose che lui non poteva vivere con la sua famiglia sconquassata. E non parlava mai di sè, e soprattutto, non mi ha mai coinvolto nella sua vita. Il suo desiderio era andare nel “paese dei balocchi” che non era lo stesso che io avevo nella mia testa. Il suo era fatto di polvere bianca, che piano piano, se lo prese e se lo portò via qualche anno più tardi. Proprio come il Lucignolo di Pinocchio… che pianse solo quando ormai non c’era più niente da fare. Ma io lo ricordo solo come un “amico” che ascoltava…. ascoltava e non viveva, e poi… non visse più!
Questo capitolo è tutto per lui!

lunedì 11 novembre 2013

Capitolo XXIX.

Ritorna a casa della Fata, la quale gli promette che il giorno dopo non sarà più un burattino, ma diventerà un ragazzo.  Gran colazione di caffè-e-latte per festeggiare questo grande avvenimento.

Torno ancora indietro nel tempo. Ricordo la casa della zia in campagna, a Lappeggi. Era la classica casa contadina. Una porticina d’ingresso, un appartamento a destra (dove abitava mia zia), uno a sinistra, le scale ripidissime e strette. e in cima un appartamento a destra e a sinistra… l’appartamento della “lumaca”. Li ci stava una signora molto anziana che passava le sue giornate a coltivare il suo piccolo orticello al di la della strada. Era piccola e minuta con un incurvamento nella schiena che la portava a rappresentare una chiocciola. Per me è sempre stata la “signora lumaca”, ma se mi scappava detto… eran ceffoni! E poi era di una lentezza disarmante. Per fare quelle ripide scale ci metteva mezz’ora… per attraversare la strada non ne parliamo. Ricordo che quando mi alzavo era ad annaffiare l’orto (verso le otto, allora) e andando a prendere un secchio per volta alla fonte, ci stava fino a mezzogiorno. Ho ancora davanti agli occhi i suoi vispissimi occhi! Ma veniamo però ai giorni nostri…
Nel disegno avevo bisogno di una lumaca un po’ più giovane (un po’....) per avere un senso di sempreterno… e che però fosse più attuale. Allora chi poteva rappresentarmi meglio una Lumaca? Ma certo, la scelta non poteva che essere quella: Monica! Chi meglio di lei con le sue cremine di lumaca. Certo, non è, e non avrei voluto che fosse il suo ritratto. Ma lei la rappresenta appieno (anche se è completamente l’opposto del personaggio Collodiano)

Ora: il disegno è fatto e mi sorge un dubbio… Non è che inconsciamente l’ho indovinata???

martedì 22 ottobre 2013

Capitolo XXVIII.


Pinocchio corre pericolo di esser fritto in padella, come un pesce.

Ulisse.
Fino all’età di 10 anni mi portavano, tutti i settembre, al mare a Marina di Pisa.
E più precisamente al Bagno Pia. Il bagno Pia era uno di quei vecchi stabilimenti di un tempo, fatti tutti di legno, con casette ai lati del bagno e le cabine per i giornalieri che si estendevano su una palizzata fino ed oltre la riva. Nell’acqua.
Naturalmente ogni stablimento aveva il suo colore che lo distingueva. E il bagno Pia era verde e bianco. L’ingresso era una sala lunga completamente colorata di smalto verde, che tutti gli anni veniva sistematicamente ridipinta e sul pavimento di cemento, c’era sempre una sedia con sopra Ulisse.
Era il bisnonno della proprietaria. Era stato un pescatore e con la sua pipa, eternamente spenta in bocca, stava lì, tutti  i santissimi giorni a guardia dell’ingresso con il suo: “deh buongiorno…” e soprattutto a ornamento del muro, fra un’infinità di conchiglie, granchi imbalsamati e reti da pescatore. E lui pescatore lo era stato, almeno fino a quando, nei prime del novecento aveva venduto la barca per comprarsi quel Bagno.
Era tale e quale all’infinito numero di ritratti di pescatori che si trovano nei vari mercatini antiquari. Io passavo le ore più calde della giornata dove mi era proibito categoricamente di stare al sole, seduto su quel cemento cosparso di sabbia, ascoltando le sue storie di quando, giovane, faceva il pescatore. Mi raccontava di onde gigantesche, e di pesci inverosimili. Di quando una balena rimase impigliata nella sua rete e che con coraggio, tuffandosi, riuscì a liberare. Io dal basso lo ascoltavo a bocca spalancata. E la luce mescolandosi a quelle pareti verde pisello, gli davano un colorito verdognolo che lo trasformavano in un omino verde.
E il pescatore verde non poteva che essere lui. Ulisse. E soprattutto, grazie ad Ulisse, che mi ha fatto viaggiare, immaginare e sognare. Il mio capitano di innumerevoli viaggi….

martedì 15 ottobre 2013

Capitolo XXVI.


Pinocchio va co’ suoi compagni di scuola in riva al mare, per vedere

il terribile Pesce-cane.

Deja-vu.
Fin da piccolo uno dei miei sogni ricorrenti era il correre su una piazza sul mare con il pavimento a quadri bianchi e neri cercando di sfuggire alle onde impazzite e alla pioggia a dirotto. Ho sempre associato la corsa a quest’immagine, a questa sensazione. Non sapevo che posto era. A Livorno ci andavo ormai da tanto tempo, ma andando sempre o al porto o alla rodonda dell’Ardenza, la parte centrale non la facevo mai. Un giorno piovigginoso,  come ogni tanto sul mare accadono, decidemmo io e Carla di fare un giretto sul lungomare, che lei conosceva benissimo, ma che io, invece, non conoscevo affatto. E così mentre pioveva, con le onde che scavalcavano la ringhiera sul mare, mi ritrovai in quella piazza che, tante volte avevo sognato da bambino. Fu un’emozione incredibile.
Fu così che nel capitolo della corsa di Pinocchio verso il mare a vedere la balena… il luogo da me immaginato non avrebbe potuto essere un altro. Il potere del deja-vu!
Mi piace sognare che, forse, tutti i i disegni di Pinocchio, sono nati da sogni, il cui unico loro scopo, era finire su un bianco foglio immacolato. E li esplodere di colori! Alla faccia di chi sogna ancora in bianco e nero!

sabato 12 ottobre 2013

Capitolo XXV.

Pinocchio promette alla Fata di esser buono e di studiare, perché è stufo di fare il burattino e vuol diventare un bravo ragazzo.

Qui casca l’asino! Nel senso che è un’immagine transitoria della “mia” storia. Non è stata ispirata direttamente da nessun evento. Certo fra 36 disegni, quasi tutti ispirati a qualcosa o qualcuno, ci doveva essere una pecora nera. Eccola. E comunque tante volte ho promesso, mai mantenendo, che avrei studiato. “Sarebbe bravissimo, un genio… se solo studiasse tutto e non solo quello che gli piace…” E’ stato il refraine della mia vita scolastica. Dall’Asilo alle Superiori la stessa frase da tutti gli insegnanti di turno. Tranne quelli di matematica, fisica ecc. che mi davano per, inesorabilmente, spacciato. Ma i voti nelle altre materie mi salvavano… e la media era buona. Per cui, mi sento di affermare, quasi con assoluta sicurezza, che, insconsciamente ho voluto, qui, rappresentare tutti quelli che pazientemente aspettavano che mi decidessi ad aprire qualche libro!

mercoledì 9 ottobre 2013

Capitolo XXIV.

Pinocchio arriva all’isola delle «Api industriose» e ritrova la Fata.

Un giorno, non ricordo né quando, né come, arrivai in una piazza indaffarata. Piena di gente che correva e sbraitava . Gente che trattava sui prezzi. Suoni, odori, colori m’invadevano e mi avvolgevano completamente. Non mi era mai capitato di trovarmi in una grande Piazza così affollata e piena di banche che vendevano d’ogni cosa. Un mercato così non l’avevo mai visto! E sì che io ero nato in Piazza delle Cure, dove il mercato c’era da sempre… ma quello mi colpì in modo particolare e quando posso ci vado e mi gusto, come allora quelle sensazioni. Quando è stato il momento di rappresentare l’isola delle “Api industriose” ho pensato proprio a quella piazza e a quel mercato, caro ricordo di un tempo: Certo, ero cosciente che il Collodi l’aveva ambientata in una fattoria in mezzo al Padule dell’Osmannoro. Ma quel luogo era profondamente radicato nel mio cuore: Piazza Cavallotti a Livorno!

lunedì 30 settembre 2013

Capitolo XXIII.

Pinocchio piange la morte della bella Bambina dai Capelli turchini: poi trova un Colombo, che lo porta sulla riva del mare, e lí si getta nell’acqua per andare in aiuto del suo babbo Geppetto.

Oh, ve lo dico sottovoce, ma quando lessi per la prima volta questo capitolo mi misi a piangere: Non ci potevo credere! La fatina Morta! E ora come facevo? ma soprattutto cosa avrebbe fatto Pinocchio? Era il capitolo che ci avevano dato da leggere durante le feste di Natale del 1968... Ma per fortuna era solo una trovata del Collodi per far spaventare Pinocchio che poi andò al mare per trovare Geppetto.
E ci andò volando! Quel colombo che lo trasportò verso il mare mi fece sognare… eccome! La mia mente di bambino svolazzava a destra e a manca, e, probabilmente, una delle origini inconsce dei miei personaggi volanti è proprio lì, ache se so per certo quando e come mi venne l’idea!

Ma il mare, Collodi non l’aveva mai visto e per lui, era quella distesa d’acqua, o più precisamente un padule, che c’era nella piana dell’Osmannoro fino alle bonifiche tardo-ottocentesche. Il “mare” partiva da Sesto ed arrivava fino a Peretola, nella zona dove oggi c’è l’aeroporto ed è anche quella dove io abito. Lì convolgevano tutti i torrenti che scendevano dai monti e ristagnavano in una palude. Il Mare Nostrum! e oltre il mare c’era il mondo di favole tanto caro al Collodi.