martedì 23 dicembre 2014

Buon Natale


Buon Natale amici cari;
Buon Natale a tutti voi
Buon Natale a chi accompagna il mio viaggio quotidiano
e Buon Natale anche a quelli che non vedo.
Buon Natale a tutti quelli che sempre hanno il sorriso
e Buon Natale anche quelli che si prendono sul serio.
Buon Natale a quelli con cui lo passeremo senza averne voglia
e Buon Natale a quelli con cui lo avremmo passato volentieri.
Buon Natale a tutti i sogni e tutti i desideri
che sono il pane quotidiano di ogni giorno.
Buon Natale ai nostri amici animaletti
che passo dopo passo ci accompagnano il cammino.
Buon Natale anche agli stronzi
che in questi giorni riescon sempre a dare il meglio
e Buon Natale agli amici veri
che senza loro niente avrebbe mai avuto un senso.
Buon Natale a chi mi sta accanto nella vita
e sopporta quotidianamente le mie insopportabili pazzie.
Buon Natale a chi non ha ragione di festeggiarlo
dicendogli “vedrai che presto passerà...”.
Buon Natale a chi è in una città lontano
e che vorresti riabbracciare in questo giorno.
Buon Natale amici cari;
Buon Natale a tutti voi

Maurizio

lunedì 15 dicembre 2014

Pensieri colorati

A volte un’idea rimane nel limbo… o precisamente nell’oblio della mente, incerta se diventare parola o segno. Poi d’improvviso ti accorgi che diventa una storia e che la puoi anche disegnare… Tutto parte da un piccolo bozzettino fatto con i pennarelli… si, quelli da bambini e qualche matita. Quelli che mi conoscono bene sanno che io non ho preferenze sul tipo di materiale da usare per il mio lavoro, convinto da sempre che non servono cose lussuose, eche basta un ramoscello e della terra su cui disegnare per poter creare un capolavoro.

C’era una volta un paese normale. 
Con case normali e gente normale che vivevano normalmente la loro normale quotidianità.
Strade normali, la Chiesa normale, il Comune normale, e persino normali i gatti che la notte miagolavano normalmente i loro amori.
Però…, naturalmente c’è un però…. c’era un tizio, che normale non lo era per nulla!
Infatti, un giorno normale, di quelli come tanti, questo tizio, che dicono fosse un grande poeta, prese una valigia e la riempì di tutte le sue cose. Soprattutto di blocchetti di fogli colorati con la sua normalissima Bic blu punta fine e si incamminò fuori dal paese, verso il punto in cui c’era un albero millenario; il più grande e il più alto.
Con immensa fatica riuscì ad arrivare fino ai rami più alti. Salendo da un ramo all’altro giunse in cima, poi, spezzando rametti e legando il tutto con liane rampicanti, si fece un piccolo casotto.
Lassù, solo e nel silenzio, cominciò a produrre pensieri.
E li scrisse su quei fogli colorati e poi lasciò che il vento li portasse via, ovunque egli avesse voluto.


Fu così che cominciò la storia del paese normale. Infatti in quel paese normale cadde il primo biglietto. Anzi, cadde su una panchina della piazza principale, di quelle dove di solito, la sera, gli anziani stavano a frescheggiare. Come la toccò avvenne una specie di miracolo che lasciò i normali abitanti di quel normale paese di stucco. La panchina si tinse di un bel rosso vermiglione.
Non passò molto tempo che un altro biglietto si posasse su un albero e che magicamente all’improvviso si tinse di un bel blu!
Le persone normali si entusiasmarono a tal punto che, dopo aver assistito a quello strano miracolo, persero un po’ della loro normalità e cominciarano ad essere un po’ strani.
Fu così, che uno dopo l’altro, si colorarono gli alberi e poi le piante. Dopo toccò ai i tetti e in seguito le strade. Ormai era quasi tutto colorato.
Ci volle un po’ per capire da dove venivano quei miracolosi bigliettini. Ma una volta scoperto l’arcano, i cittadini cominciarono ad osannare il “poeta colorato”, come avevano cominciato a chiamarlo.
Dopo poco tempo tutto il paese era una fantastica collezione di colori. Di tutte le tonalità possibili e immaginabili. Era diventato bellissimo e venivano persino turisti da lontano per visitarlo. Diventò in breve tempo un paese ricco e famoso.


Purtroppo c’era una persona che era rimasta nella sua grigia normalità. Era il classico burocrate da quattro soldi che alla fine sapeva fare solo una cosa: parlare.
E così cominciò! Sentenziava contro tutto quel colore considerandolo una malvagità… una cosa degenere… e qualcuno, stranamente, sembrò dargli peso.
La cosa peggiorò, quando alcuni alberi produssero, invece dei soliti frutti, altri bigliettini del poeta che una volta che toccavano terra, germogliavano in nuovi alberi colorati.
Fu un punto a favore del grigio burocrate che arringò la folla con le sue invettive anticoloriste e pian piano in molti lo seguirono. Usò tutte le sue forze e le sue parole per portare i cittadini dalla sua parte: così fece e alla fine riuscì ad indire una “Riunione generale d’emergenza con tutta la cittadinanza”, come c’era scritto sui manifesti, per risolvere definitivamente la questione.
La riunione nella sala del teatro paesano fu lunga e difficile. Piena di discussione e di urla, ma alla fine la decisione fu presa.
Irrevocabilmente.


Fu così che una triste mattina tutti gli abitanti del paese si incamminarono verso la campagna, anzi, più precisamente, verso l’albero del “poeta colorato”.
Una volta giunti sotto l’albero non sentirono ragioni. Presero le enormi seghe che avevano e cominciarono, a turno con l’altalenante e distruttivo movimento, a segare quell’albero secolare.
Intaccarono così l’albero e piano piano, colpo dopo colpo, l’intaglio era diventato uno spacco. L’albero così iniziò a inclinarsi, non prima però che il poeta scrivesse e lanciasse l’ultimo biglietto.
Ma il taglio ebbe la meglio e schiantò così, facendo un gran frastuono, e il poeta, purtroppo finì la sua esistenza con lui.


Una ragazzina, ai margini del nefasto corteo riuscì a raccogliere quell’ultimo biglietto e fece appena in tempo a metterlo in tasca che tutt’intorno, come per magia, piano piano sparivano tutti i colori e diventava tutto grigio… e di ogni varietà possibile. Alberi, monti, laghi, case, piante, vestiti…. Purtroppo il paese era tornato nella sua grigia normalità.
Tutti contenti e felici i paesani, tornati normali, si riavviarono verso le loro normali case a vivere normalmente la loro vita, ed erano talmente presi della cosa che nessuno si accorgeva, ormai, di tutto quel grigio intorno.


Quella ragazzina si incamminò, come gli altri verso la sua casa, che era un po’ fuori il paese. L’avevano costruita i suoi genitori tanti anni prima. Era la classica casetta rurale con un grande terreno intorno e circondata da un bel muro che la proteggeva. Viveva ormai da sola da quando, purtroppo, loro se ne erano andati in cielo e lei viveva coltivando proprio quel piccolo appezzamento.
Una volta giunta a casa, andò nell’angolo più soleggiato del podere e scavò una fossetta per seppellire quell’ultimo pensiero del grande poeta. Lo fece piangendo. Non poteva accettare che gli avessero fatto fare quella fine.
Non passò molto tempo che dal posto dove aveva seppellito il biglietto spuntasse un germoglio. Un bel germoglio arancione…. completamente arancione.
E crebbe. In poco divenne un bell’alberello che produsse i suoi bei fogliettini colorati che la ragazzina raccolse pazientemente per evitare che se ne volassero via e poi li “seminò” in altre zone del podere.
Non passò tanto che in quel territorio grigio, all’interno di quel muro grigio, tutto fosse meravigliosamente a colori.
Decise di cominciare a conservare e mettere via tutti quei biglietti. Accatastandoli per tempi migliori. Prima o poi la gente avrebbe capito e avrebbe cominciato ad usarli.


La vita nel paese normale girava normalmente e ogni tanto si raccontava, soprattutto ai bambini la storia del “maledetto poeta colorato”.
Tanti di loro ne avevano paura, ma qualcuno, forse più intelligente o chissà cosa ne era affascinato.
Passo del tempo, non saprei dire quanto ma fu così che qualcuno di quei bambini trovò il coraggio e una mattina bussarono a casa della ragazza.


“Ci dai un po’ di quei magici foglietti che li vorremmo far germogliare?”


La normalità in quel momento… tremò!

venerdì 12 settembre 2014

La Cinciallegra

 Ieri sera durante la mia corsetta alla Cascine mi è capitato di passare accanto ad una Cinciallegra su di una staccionata che al mio passaggio nemmeno si è spostata. e mi è ritornata in mente questa storia che fa parte di un momento doloroso e che nessuno ha mai saputo, a parte noi, protagonisti, e forse è giunto il momento di raccontarla.
Sono ormai quasi passati vent’anni da quel giorno. Era un 5 luglio drammatico, triste, ma comunque pieno di felicità per quel piccolo nuovo passo fatto.
Carla aveva avuto un bruttissimo incidente… detto alla fiorentina, “una tramvata”. Ed erano tre giorni che se ne stava li, sul letto dell’ospedale, insensibile ad ogni tentativo di comunicazione esterna. Coma vigile lo chiamavano.
Faceva molto caldo e per un attimo mi spostai dal letto di quella piccola sala dove era ricoverata e mi avvicinai alla finestra che dava su una terrazza lunghissima. Uscii fuori a respirare un po’ d’aria pulita, dato che in reparto c’era un odore insopportabile di disinfettanti e medicine.
Proprio mentre ero li, fuori dalla stanza vidi entrarci un piccolo uccellino con il dorso giallo e nero!
Rientrai per vedere cosa stava facendo, e incurante della mia presenza cominciò a camminare per la stanza e sotto il letto di Carla. Girò almeno per 5 minuti.
Poi all’improvviso sbatté le ali e volando si posò sulla spalliera tubolare di ferro cromato ai piedi del letto.
Fu un attimo e si mise a cinguettare, incurante del passaggio alla porta di infermieri che rimasero, come me d’altra parte, a bocca aperta. Il bello è che cantava fissando Carla, come se le volesse parlare… chissà! Poi, passato un minuto o due, non so, se ne volò via, dritta alla porta-finestra e se ne tornò nella sua natura. Nello stesso istante entrarono delle amiche e Carla disse:
“O Lina, icché tu fai qui?” riconoscendola…
Si era svegliata.
O forse era stato quel piccolo uccellino?
Chissa!
Certo non furono rose e fiori. Chi ci conosce bene sa qual’è stato il risveglio e la convalescenza.
Ma da quella visita inaspettata le cose cambiarono in meglio. Carla col tempo si riprese e addirittura cominciò a scrivere le poesie sui miei quadri. Fu l’inizio della nostra collaborazione artistica che tuttora continua.
Fossi stato solo avrei potuto pensare che tutto questo fosse stato solo un sogno, ma c’erano gli infermieri a testimonianza. Una addirittura disse:
“E’ sicuramente una persona cara che da lassù è venuta a trovarla…”
Chissà?
E se fosse, so anche chi è!

giovedì 21 agosto 2014

Piccola Stella Nera












Piccola stella nera    
(a Saba)

Piccola stella nera
figlia persa da una terra che ci ha visti umani.
Smarrita dall'umana ignoranza
e dall'atteso amore ritrovata.

Piú di mille miglia di mari e terre
hai inconsapevolmente attraversato,
accompagnando in un altro mondo
la tua crescente luce.

Brillerai nel tempo e
diventerai la più luminosa delle stelle
e nei tuoi grandi occhi neri
si concentreranno tutti i colori dell’arcobaleno

Rimarrà in me, per sempre,
Il ricordo di una piccola stella nera
La cui flebile lucina
Diventava uno splendente sole.

sabato 17 maggio 2014






















Buongiorno. Ci siamo!
E' il giorno dell'inaugurazione. Alle 15 si aprirà ufficialmente la mostra con la presentazione dei Consiglieri Balli e Innocenti (non si potrebbe dire per la par-condicio, ma me ne frego) che hanno voluto fortemente questa esposizione.
Racconterò, è proprio il caso di dirlo, il "mio" mondo etrusco, frutto di un sogno durato tanti anni e che oggi si realizza. Sarà una mia particolare visione del loro mondo cosmologico.... a voi il compito di apprezzare o disprezzare il nostro lavoro. "Nostro" perché è frutto della solita collaborazione con Carla, che ha sviscerato il significato delle divinità e con "gli Amici delle Stelle" che hanno rivolto lo sguardo verso il cielo etrusco, analizzandolo e cercando gli elementi che l'avrebbero unito a quello dei giorni nostri. Saranno 8 giorni lunghissimi, ma sicuramente gioiosi in cui, sono sicuro, non mancherà nessuno di voi. Il nostro scopo era far conoscere un popolo misterioso e mitizzato che di misterioso ha poco e che lo è solo per i libri di storia... speriamo di esserci riusciti.

Vi aspetto!

lunedì 12 maggio 2014

Considerazione sugli etruschi


Mancano 5 giorni alla mostra Mythos&Kosmos. Vorrei adesso fare delle considerazioni su quello che ho imparato da questo progetto. Ormai sono passati abbondantemente due anni da quando ho cominciato a lavorarci sopra. Devo confessare che i primi disegni sono venuti di getto, leggendo qua e la, le poche notizie che si avevano sulle varie divinità etrusche. Poi ho ricominciato a studiare, dopo parecchi anni, la storia etrusca e mi si è aperto un mondo totalmente nuovo. Alla fine, dopo innumerevoli libri letti e riletti, confrontando le varie teorie che si sono susseguite nei secoli, avevo bisogno di una “storia” che supportasse la mia creazione artistica. Ed ho scelto quindi quella mitologica, delle origini fantastiche anche supportate da qualche prova. Certo è che gli Etruschi erano un grandissimo popolo, avvolto nel mistero per secoli. La loro origine si perde nel tempo, ma certo è che, a più riprese, delle popolazioni venute dall’Anatolia e dalla Cappadocia si stanziarono nel territorio compreso tra L’Arno e il Tevere e fondendosi perfettamente con le popolazioni autoctone e con i popoli sardi dettero origine ad un popolo straordinario. Vissero a stretto contatto con la natura, assecondandola e rispettandola. Erano dei cosiddetti Hyppie ante litteram. Vissero e proliferarono per secoli in armonia e crescendo passo passo guidati dalla loro religione (che nelle sue regole e funzioni si è trascinata fino ai giorni nostri), fino a che una delle loro città, impazzita e ormai più senza regole cominciò a sottomettere tutto il circondario fino a diventare quella che poi sarebbe diventata la dominatrice dell’intero mondo conosciuto: Roma. Fu così che i sacerdoti etruschi decisero che il loro tempo era finito e plausibilmente fu allora che tutti i libri, testi e qualsivoglia riferimento scritto fu distrutto  e da quel punto si entra in quel mondo fantastico dell’immaginazione, quella che mi ha portato a “dipingere” gli dei, non fatti a somiglianza degli uomini, come poi diventarono quelli grecoromani, ma figure fantastiche incarnazione degli eventi naturali sempre al fianco degli uomini, per farli vivere e crescere a stretto contatto con il loro tempo e la natura.
Sabato prossimo inaugureremo la mia mostra. Spero proprio di riuscire a trasmettere le sensazioni e le emozioni che ho provato lavorandoci sopra. Certo gli storici avranno da obiettare tanto sul mio lavoro, ma voglio ricordargli che questo non è un lavoro storico, ma un pretesto artistico per raccontare un fantastico mondo che abbiamo tutti inciso profondamente nei nostri geni. E quello che noi siamo, è frutto di quel mix di integrazione di popoli venuti da ogni parte del mondo allora conosciuto. Mi ricorda tanto la nostra storia. E avremmo sicuramente tanto da imparare… da loro!

lunedì 28 aprile 2014

Mythos & Kosmos










Sabato 17 Maggio alle ore 15, inaugureremo a Villa Pozzolini in Viale Guidoni 188, a Firenze, in collaborazione col Q5/Comune di Firenze, la mostra Mythos&Kosmos con le mie pitture e le poesie di Carla Adamo.
L'esposizione ripercorrerà la mitologia etrusca con i suoi Dèi e il loro significato, visti però attraverso la mia particolare arte surreale. Il lavoro è frutto di una lunga ricerca, per far sì che venissero conosciute le varie divinità che sono arrivate ai nostri giorni mediate però in gran parte dalla cultura e storiografia dominante romana.

Saranno presenti schede informative per dare il giusto valore ad un popolo che è nelle nostre origini, e parleranno degli Dèi, della loro origine e la storia del loro popolo. Le poesie di Carla Adamo accompagneranno, come di consuetudine, i quadri sviscerandone il significato del Dio in questione. Poi il percorso prenderà la strada divinatoria, di cui loro erano maestri e si rivolgerà verso la volta celeste e, a questo punto, ci sarà un planetario dell'associazione "Amici delle Stelle" che aiuterà lo spettatore a capirne i misteri, e osservando sia il cielo degli etruschi, che quello del nostro tempo.

La mostra sarà aperta dal 18 al 24 maggio tutti i giorni dalle 9 alle 19 escluso il lunedì dalle 14 alle 19.

                                                        Ti aspetto. Maurizio Vinanti