Per dare un senso a questo evento devo partire da molto lontano nel tempo.
Da piccolo mi piaceva andare a bottega dal mio babbo, parrucchiere molto in voga a Firenze in quel periodo. Sul banco, insieme a forbici, pettini, phon di acciaio enormi, spuntava un registratore nero Philips. Il tasto play veniva premuto spesso e da li venivano fuori le solite canzoni "e ce ne costa lacreme s'america"... "dove sta Zazà... o Maronna mia" etc etc. E io sbuffavo. Non ne potevo più. Montavamo in macchina e c'era una canzone napoletana per ogni occasione.... credo che le conoscesse tutte a memoria... come la Divina Commedia; ma questa è un'altra storia.
Credo di aver odiato quelle canzoni profondamente, ma, inutile negarlo, mi erano entrate nell'anima.
Passarono gli anni e qualcuna di quelle canzoni diventò popolare per noi noi giovani di allora con Il Giardino dei Semplici e con Alan Sorrenti e così quelle musiche tornarono prepotentemente nei miei gusti musicali, complice anche Massimo Ranieri che sempre più spesso le cantava in televisione.
Quelle canzoni diventarono così parte di me, anche se, onestamente non riuscivo a comprenderne il significato di ogni parola, ma d'altra parte non era così anche per la musica d'oltremanica?
E' cosa nota la mia "frequentazione" napoletana del mio lavoro. Sono passati ormai 17 anni che i miei quadri hanno "invaso" Napoli, e comunque, tanti disegni ispirati dalle canzoni napoletane, rimanevano tali. O "Surdato 'nnammurato" l'avrò disegnato 20 volte minimo, ma non l'ho mai dipinto, come d'altra parte "Dicitencello vuje": Non mi sentivo pronto.
Passati gli anni conobbi una persona straordinaria che era il direttore del Museo di Pulcinella di Acerra e durante i nostri lunghi colloqui telematici sulla pittura, sulla letteratura e sugli eventi che succedevano, uscì fuori questa mia pazza idea. Sarebbe stato bello fare una mostra sulle canzoni napoletane con Pulcinella interprete. Un'idea così, come tante che vengono nella testa di un povero artista, ma che non sparì nel nulla.. anzi, cominciò a crescere ed elaborarsi..
Purtroppo di lì a poco Eustachio ci lasciò e mi riproposi che quell'idea non poteva esser dimenticata; anche in sua memoria.
Così tre anni fa parlandone con Ciro Vecchiarini (la parte "organizzativa" del mio lavoro, anzi, la parte pratica, visto che io vivo tra le nuvole!) gli dissi che mi sarebbe piaciuto fare una mostra a tema: Sulle canzoni napoletane.
Non avevo ancora trovato lo spunto giusto, ma ci avrei provato.
Ciro si entusiasmò subito al progetto.
Avrei cercato di raccontare le musiche napoletane e Napoli con l'ironia e la paesia che solo in napoletani riescono a dare. La strada era ormai tracciata e tutti gli schizzi che si accavallavano nel cassetto potevano prendere vita.
Decisi anche di non raccontare le canzoni interamente, soprattutto per non far diventare i quadri, illustrazioni. E soprattutto di esser libero comunque di interpretarle, lasciando spazio tatale anche all'ispirazione delle melodie.
In un batter d'occhio ne uscirono 4 o 5 opere.
Onestamente credevo di conoscere almeno una ventina di canzoni, ma mi rendevo conto, via via che ci lavoravo che il numero era almeno 5 volte maggiore.
E' stato un lavoro intenso e felice. Un lavoro però che ha preso me e Carla almeno 24 ore su 24. Da ogni quadro nasceva subito una bellissima poesia e il nostro solito coinvolgimento era al suo massimo.
Devo un grazie speciale per l'aiuto a Grazia, la mia supercollaboratrice. Senza di lei, la mia consulente di napoletanità e di napoletano, questo lavoro non sarebbe pututo esistere.
Un grazie di cuore anche a quegli amici che mi hanno suggerito e ispirato le canzoni più disparate. Amo dipingere ciò che piace ai miei amici più cari e così ho fatto anche stavolta. La Fata Turchina mi porta sempre tanta fortuna e i quadri son venuti proprio come volevo..
Spero che il lavoro... immenso... fatto, vi ripaghi della stessa gioia che ho provato io facendolo.
E' stato lunghissimo e faticoso... ma credo ne valesse la pena.
Poi tutto si coronerà tornando al Castel dell'Ovo dove, anni fa, feci la mia prima esposizione importante.
Allora portai a Napoli un po' della mia Toscana oggi invece racconto la storia dei vicoli mozzafiato napoletani, la sua gente, la sua incredibile vivacità avendone ormai, nel tempo, assimilato, odori, suoni, parole e.... musica!
martedì 21 febbraio 2017
martedì 4 ottobre 2016
Color your life e il sogno di Zia Caterina
Dopo un po' di tempo che son mancato su questo Blog, ci ritorno per
raccontarvi una storia su una splendida persona che tanti di voi,
specialmenti lontani dalla mia realtà, non conoscete.
Tempo fa vedevo girare per Firenze un taxi tutto colorato con dentro una signora con un cappellone gigante. Ci voleva poco a capire che serviva ai bambini e la cosa non mi stupì più di tanto. Ci sono dei fiorentini che in fatto di generosità, estro e creatività sono difficilmente raggiungibili.
Questo taxi, in breve tempo, salì alle cronache fiorentine perché i solerti vigili comunali lo avevano preso di mira per i giocattoli che erano presenti all'interno e il suo aspetto così estroso erano un pericolo per la circolazione.
Mamma mia! Come erano premurosi.
Certo, capisco, tutti quei pupazzetti attaccati ai vetri avrebbero potuto causare qualche problema di visibilità, ma avrebbero regalato più di un sorriso a quei bambini malati (i supereroi!) che Zia Caterina (la tassista), portava gratuitamente da, e verso l'ospedale infantile Mayer e a giro per Firenze. Un atto d'amore straordinario.
Nel tempo a seguito di conoscenze e i casi della vita conobbi Marilena Catapano. Una straordinaria cantautrice (che non ha la fama che meriterebbe...) che un giorno scrive una canzone bellissima per Zia Caterina.
Fu un attimo e apparve nella mia mente un quadro che realizzai in un attimo... e decidemmo di metterlo in lotteria per la mia mostra "Quadri di' tempo che fu" per aiutare proprio il progetto di Caterina.

Venne così Zia Caterina che conobbi personalmente in quel momento. Una delle persone più belle che abbia mai conosciuto. Quel giorno, mi parlò di Luca della gamba e mi chiese una dedica speciale per lui su una stampa che le avrebbe regalato.
Era un suo amico che, purtroppo da lì a poco ci avrebbe lasciato. Ma nel suo viaggio durante la malattia ha avuto accanto Caterina che lo ha accompagnato con la sua forza vitale, con i suoi colori, e con la sua freemente tenacia.
Lo ha accompagnato verso le stelle...
Da lì è nato un altra idea per un quadro che mi ha preso talmente che non riuscivo a crearlo. Volevo sempre di più e gli schizzi che facevo non mi soddisfacevano mai. Non trovavo mai la giusta "ispirazione" finché, un giorno, in un batter d'occhio, diciamo, si è dipinto da solo.
E propio in quel giorno, casualmente, come spesso mi succede, Zia Caterina mi ha chiesto un quadro per la mostra su Luca della gamba che ci sarebbe stata in autunno all'Istituto degli Innocenti a Firenze.
Così nasce Color your life, una mostra fotografica (più i miei due quadretti).
La mostra si terra dal 18 al 20 ottobre 2016, e nasce dal progetto che Zia Caterina porta avanti con Taxi Milano 25 ormai da oltre 15 anni. Attivare, specialmente nei giovani, la consapevolezza della preziosità della vita da celebrare in ogni istante “COLORANDOLA” di amore, entusiasmo, gioia e condivisione, nel rispetto di chi è meno fortunato ed è costretto ad affrontare ogni giorno battaglie, a volte impari, contro nemici sconosciuti.
Che dire, del quadro ora sono più che soddisfatto e immensamente orgoglioso per quello che porterà a Caterina. Ah, dimenticavo, il 21 sarà messo all'asta per l'associazione Taxi Milano 25 onlus Zia Caterina.
Chi può venga. Nella locandina trova tutti i dati.
Tempo fa vedevo girare per Firenze un taxi tutto colorato con dentro una signora con un cappellone gigante. Ci voleva poco a capire che serviva ai bambini e la cosa non mi stupì più di tanto. Ci sono dei fiorentini che in fatto di generosità, estro e creatività sono difficilmente raggiungibili.
Questo taxi, in breve tempo, salì alle cronache fiorentine perché i solerti vigili comunali lo avevano preso di mira per i giocattoli che erano presenti all'interno e il suo aspetto così estroso erano un pericolo per la circolazione.
Mamma mia! Come erano premurosi.
Certo, capisco, tutti quei pupazzetti attaccati ai vetri avrebbero potuto causare qualche problema di visibilità, ma avrebbero regalato più di un sorriso a quei bambini malati (i supereroi!) che Zia Caterina (la tassista), portava gratuitamente da, e verso l'ospedale infantile Mayer e a giro per Firenze. Un atto d'amore straordinario.
Nel tempo a seguito di conoscenze e i casi della vita conobbi Marilena Catapano. Una straordinaria cantautrice (che non ha la fama che meriterebbe...) che un giorno scrive una canzone bellissima per Zia Caterina.
Fu un attimo e apparve nella mia mente un quadro che realizzai in un attimo... e decidemmo di metterlo in lotteria per la mia mostra "Quadri di' tempo che fu" per aiutare proprio il progetto di Caterina.
Venne così Zia Caterina che conobbi personalmente in quel momento. Una delle persone più belle che abbia mai conosciuto. Quel giorno, mi parlò di Luca della gamba e mi chiese una dedica speciale per lui su una stampa che le avrebbe regalato.
Era un suo amico che, purtroppo da lì a poco ci avrebbe lasciato. Ma nel suo viaggio durante la malattia ha avuto accanto Caterina che lo ha accompagnato con la sua forza vitale, con i suoi colori, e con la sua freemente tenacia.
Lo ha accompagnato verso le stelle...
Da lì è nato un altra idea per un quadro che mi ha preso talmente che non riuscivo a crearlo. Volevo sempre di più e gli schizzi che facevo non mi soddisfacevano mai. Non trovavo mai la giusta "ispirazione" finché, un giorno, in un batter d'occhio, diciamo, si è dipinto da solo.
E propio in quel giorno, casualmente, come spesso mi succede, Zia Caterina mi ha chiesto un quadro per la mostra su Luca della gamba che ci sarebbe stata in autunno all'Istituto degli Innocenti a Firenze.
Così nasce Color your life, una mostra fotografica (più i miei due quadretti).
La mostra si terra dal 18 al 20 ottobre 2016, e nasce dal progetto che Zia Caterina porta avanti con Taxi Milano 25 ormai da oltre 15 anni. Attivare, specialmente nei giovani, la consapevolezza della preziosità della vita da celebrare in ogni istante “COLORANDOLA” di amore, entusiasmo, gioia e condivisione, nel rispetto di chi è meno fortunato ed è costretto ad affrontare ogni giorno battaglie, a volte impari, contro nemici sconosciuti.
Che dire, del quadro ora sono più che soddisfatto e immensamente orgoglioso per quello che porterà a Caterina. Ah, dimenticavo, il 21 sarà messo all'asta per l'associazione Taxi Milano 25 onlus Zia Caterina.
Chi può venga. Nella locandina trova tutti i dati.
martedì 27 ottobre 2015
Quadri di' tempo che fu
Eccoci. Mancano 40 giorni poco più alla presentazione del mio
nuovo e stancante lavoro. Era da almeno 5 anni che volevo fare una mostra che rappresentasse la mia città natale, ma dopo vari tentativi falliti, finalmente sono arrivato alla fine del percorso. I quadri sono fatti, o almeno quasi tutti, un paio mancano a l’appello, altri, quelli che avrebbero dovuto essere di dimensioni più che grandi, me li riservo per una seconda parte…. più in là nel tempo. Nasce così “Quadri di’ tempo che fu”, una mostra sulla Firenze che non c’è più, sia in senso metaforico che paesaggistico e sui personaggi che l’hanno vissuta.
Veniamo comunque alla “storia” di questa mostra.
Qualche tempo fa ci siamo ritrovati con Francesco Vinanti, un lontano cugino di cui non avevo conoscenza. Durante una nostra conversazione mi fece un piccolo resoconto delle sue ricerche sulla nostra famiglia e mi colpì la figura di nostri lontani (nel tempo) parenti. Sembravano usciti dai racconti ottocenteschi da me tanto amati.
Fu così un colpo di fulmine.
Le idee che balenavano nella mia mente da tempo e che erano iniziate leggendo gli articoli di un sito web (Firenze Curiosità redatto da Filippo Giovannelli) che racconta la storia fiorentina, e guardando le foto di un gruppo di appassionati, che su Facebook pubblicano foto della Firenze passata (Vecchia Firenze Mia, gestito da Gianni Greco “il G”).
E così le varie idee si erano così unite. Nacque così questo quadro e, con esso, l’idea di un progetto sulla Firenze sparita. Naturalmente nella mia solita visione… onirica.
Queste sono le parole di Francesco che mi ispirarono!
“Il racconto vuol essere una memoria tramandata da alcuni stretti familiari (Ci sono anche Oreste e Faliero delle foto, poveri uomini immersi nella miseria): molti non ci sono più, altri sono ancora in vita. Si tratta di un gruppo di cernitori di spazzatura, vecchi abitanti dell'Isolotto già da prima che nascesse il quartiere Ina-casa. Videro nel modello di chiesa che si era affermato nell'Isolotto nascente un riconoscimento profetico delle loro condizioni di ultimi, di chi da generazioni aveva vissuto nella miseria estrema, tenuti da tutti, in precedenza, a debita distanza come sottoprodotti del genere umano. Il nuovo quartiere offriva inedite opportunità di riscatto e la nuova chiesa la premessa di un profondo rinnovamento. Il libretto del catechismo "Incontro a Gesù" veniva letto, da qualcuno studiato, infine conservato, unitamente ai vecchi attrezzi per l'attività di cernita, come un simbolo con profondi significati legati alla loro vita, alla loro storia e alla loro identità. I fatti che seguirono (preti rimossi e centinaia di parrocchiani denunciati perché in odor di comunismo) furono vissuti come un trauma, come un offesa. Il loro dissenso è stato forte, aspecifico e, apparentemente, silenzioso; la loro spiritualità trasversale e quasi agnostica ma, per quanto ho potuto avvertire, straordinariamente convergente, nei contenuti essenziali, anche con i percorsi successivi all'esperienza del dissenso cattolico…”
Misi così Oreste, col suo carretto, sulla Piazza che era dei fiorentini veri, quelli umili, che lavoravano da mattina a sera per un po’ di pane e di fagioli. La piazza in questione è Piazza del mercato vecchio, fulcro della città per secoli, distrutto in un batter di ciglia dal modernismo ottocentesco e dall’ottusità dei burocrati piemontesi. Di quella piazza di rimangono solo poche foto scolorite, una statua e una Loggia spostata in un’altra piazza della città.
L’intento mio era quello di riproporre quei luoghi dimenticati e riproporli in una mia particolare visione. Speriamo di esserci riuscito. Me lo direte voi!
mercoledì 25 febbraio 2015
Oreste
Non è mia abitudine dare spiegazioni sui miei quadri, ma questa volta voglio fare un’eccezione. Tutto nasce da parenti che manco sapevo di avere.
Ma spieghiamo meglio.
Il mio nonno paterno Angiolo, purtroppo, a causa di una malattia scomparve nel 1933 lasciando il suo piccolissimo figlio Giuliano (il mio babbo) e sua moglie Egle ad affrontare una lunga vita senza di lui. Erano gli anni difficili che ci portarono ad una guerra devastante che distrusse intere famiglie. Fu così, che a parte una sola cugina di mio padre, tutta la mia famiglia, da quella parte, si perse nell’oblio.
Poco tempo va, mi arrivò un messaggio su di un social da parte di una ragazzina che si chiama Martina che mi diceva “Sai, forse noi siamo parenti…”
Così e rinata una parentela o amicizia, come la si vuol chiamare. Ho conosciuto così la sua splendida famiglia e il suo babbo Francesco che mi ha raccontato che stava facendo ricerche per cercare le nostre origini, da dove arriviamo e raccontarne la storia.
Siamo così arrivati ai nostri avi ottocenteschi e mi ha particolarmente colpito una vecchia fotografia di uno zio del mio bisnonno che si chiamava Oreste, che insieme a Faliero facevano gli spazzaturai, come si diceva allora. Vivevano in un quartiere popolare prima ancora che sorgessero i casermoni che dagli anni 50 in poi rivoluzionarono la periferia fiorentina. Era l’Isolotto. Una vita difficile, piena di stenti e miseria, ma comunque onesta e dignitosa e che, con l’aiuto di Preti combattivi e una comunità molto unita riuscirono a riscattarsi. Decisi allora che avrei fatto un quadro Su Oreste e il suo lavoro.
Non trovavo però lo sfondo da utilizzare. Tutti mi sembravano banali, finché un giorno mi sono imbattuto in una foto della mia Firenze che non c’è più. Era la piazza del Mercato Vecchio, distrutta completamente e soprattutto barbariamente, per i lavori di ammodernamento della Firenze Capitale. Era l’immagine giusta.
Il mio quadro parlava proprio di un mondo che non c’era più, sostituendo la povertà ad “una moderna efficenza”. Ma la sua povertà era di quanto di più dignitoso e onesto ci potesse essere… e io la volevo raccontare e dipingere. Certo, con i miei semplici mezzi, e così il quadro è nato.
Oreste Vinanti un pro-prozio che ha vissuto di stenti e dignità. Il quadro è tutto per te.
Con tutto il merito di Francesco e Martina.
martedì 23 dicembre 2014
Buon Natale
Buon Natale amici cari;
Buon Natale a tutti voi
Buon Natale a chi accompagna il mio viaggio quotidiano
e Buon Natale anche a quelli che non vedo.
Buon Natale a tutti quelli che sempre hanno il sorriso
e Buon Natale anche quelli che si prendono sul serio.
Buon Natale a quelli con cui lo passeremo senza averne voglia
e Buon Natale a quelli con cui lo avremmo passato volentieri.
Buon Natale a tutti i sogni e tutti i desideri
che sono il pane quotidiano di ogni giorno.
Buon Natale ai nostri amici animaletti
che passo dopo passo ci accompagnano il cammino.
Buon Natale anche agli stronzi
che in questi giorni riescon sempre a dare il meglio
e Buon Natale agli amici veri
che senza loro niente avrebbe mai avuto un senso.
Buon Natale a chi mi sta accanto nella vita
e sopporta quotidianamente le mie insopportabili pazzie.
Buon Natale a chi non ha ragione di festeggiarlo
dicendogli “vedrai che presto passerà...”.
Buon Natale a chi è in una città lontano
e che vorresti riabbracciare in questo giorno.
Buon Natale amici cari;
Buon Natale a tutti voi
Maurizio
lunedì 15 dicembre 2014
Pensieri colorati
A volte un’idea rimane nel limbo… o precisamente nell’oblio della mente, incerta se diventare parola o segno. Poi d’improvviso ti accorgi che diventa una storia e che la puoi anche disegnare… Tutto parte da un piccolo bozzettino fatto con i pennarelli… si, quelli da bambini e qualche matita. Quelli che mi conoscono bene sanno che io non ho preferenze sul tipo di materiale da usare per il mio lavoro, convinto da sempre che non servono cose lussuose, eche basta un ramoscello e della terra su cui disegnare per poter creare un capolavoro.
Con case normali e gente normale che vivevano normalmente la loro normale quotidianità.
Strade normali, la Chiesa normale, il Comune normale, e persino normali i gatti che la notte miagolavano normalmente i loro amori.
Però…, naturalmente c’è un però…. c’era un tizio, che normale non lo era per nulla!
Infatti, un giorno normale, di quelli come tanti, questo tizio, che dicono fosse un grande poeta, prese una valigia e la riempì di tutte le sue cose. Soprattutto di blocchetti di fogli colorati con la sua normalissima Bic blu punta fine e si incamminò fuori dal paese, verso il punto in cui c’era un albero millenario; il più grande e il più alto.
Con immensa fatica riuscì ad arrivare fino ai rami più alti. Salendo da un ramo all’altro giunse in cima, poi, spezzando rametti e legando il tutto con liane rampicanti, si fece un piccolo casotto.
Lassù, solo e nel silenzio, cominciò a produrre pensieri.
E li scrisse su quei fogli colorati e poi lasciò che il vento li portasse via, ovunque egli avesse voluto.
Fu così che cominciò la storia del paese normale. Infatti in quel paese normale cadde il primo biglietto. Anzi, cadde su una panchina della piazza principale, di quelle dove di solito, la sera, gli anziani stavano a frescheggiare. Come la toccò avvenne una specie di miracolo che lasciò i normali abitanti di quel normale paese di stucco. La panchina si tinse di un bel rosso vermiglione.
Non passò molto tempo che un altro biglietto si posasse su un albero e che magicamente all’improvviso si tinse di un bel blu!
Le persone normali si entusiasmarono a tal punto che, dopo aver assistito a quello strano miracolo, persero un po’ della loro normalità e cominciarano ad essere un po’ strani.
Fu così, che uno dopo l’altro, si colorarono gli alberi e poi le piante. Dopo toccò ai i tetti e in seguito le strade. Ormai era quasi tutto colorato.
Ci volle un po’ per capire da dove venivano quei miracolosi bigliettini. Ma una volta scoperto l’arcano, i cittadini cominciarono ad osannare il “poeta colorato”, come avevano cominciato a chiamarlo.
Dopo poco tempo tutto il paese era una fantastica collezione di colori. Di tutte le tonalità possibili e immaginabili. Era diventato bellissimo e venivano persino turisti da lontano per visitarlo. Diventò in breve tempo un paese ricco e famoso.
Purtroppo c’era una persona che era rimasta nella sua grigia normalità. Era il classico burocrate da quattro soldi che alla fine sapeva fare solo una cosa: parlare.
E così cominciò! Sentenziava contro tutto quel colore considerandolo una malvagità… una cosa degenere… e qualcuno, stranamente, sembrò dargli peso.
La cosa peggiorò, quando alcuni alberi produssero, invece dei soliti frutti, altri bigliettini del poeta che una volta che toccavano terra, germogliavano in nuovi alberi colorati.
Fu un punto a favore del grigio burocrate che arringò la folla con le sue invettive anticoloriste e pian piano in molti lo seguirono. Usò tutte le sue forze e le sue parole per portare i cittadini dalla sua parte: così fece e alla fine riuscì ad indire una “Riunione generale d’emergenza con tutta la cittadinanza”, come c’era scritto sui manifesti, per risolvere definitivamente la questione.
La riunione nella sala del teatro paesano fu lunga e difficile. Piena di discussione e di urla, ma alla fine la decisione fu presa.
Irrevocabilmente.
Fu così che una triste mattina tutti gli abitanti del paese si incamminarono verso la campagna, anzi, più precisamente, verso l’albero del “poeta colorato”.
Una volta giunti sotto l’albero non sentirono ragioni. Presero le enormi seghe che avevano e cominciarono, a turno con l’altalenante e distruttivo movimento, a segare quell’albero secolare.
Intaccarono così l’albero e piano piano, colpo dopo colpo, l’intaglio era diventato uno spacco. L’albero così iniziò a inclinarsi, non prima però che il poeta scrivesse e lanciasse l’ultimo biglietto.
Ma il taglio ebbe la meglio e schiantò così, facendo un gran frastuono, e il poeta, purtroppo finì la sua esistenza con lui.
Una ragazzina, ai margini del nefasto corteo riuscì a raccogliere quell’ultimo biglietto e fece appena in tempo a metterlo in tasca che tutt’intorno, come per magia, piano piano sparivano tutti i colori e diventava tutto grigio… e di ogni varietà possibile. Alberi, monti, laghi, case, piante, vestiti…. Purtroppo il paese era tornato nella sua grigia normalità.
Tutti contenti e felici i paesani, tornati normali, si riavviarono verso le loro normali case a vivere normalmente la loro vita, ed erano talmente presi della cosa che nessuno si accorgeva, ormai, di tutto quel grigio intorno.
Quella ragazzina si incamminò, come gli altri verso la sua casa, che era un po’ fuori il paese. L’avevano costruita i suoi genitori tanti anni prima. Era la classica casetta rurale con un grande terreno intorno e circondata da un bel muro che la proteggeva. Viveva ormai da sola da quando, purtroppo, loro se ne erano andati in cielo e lei viveva coltivando proprio quel piccolo appezzamento.
Una volta giunta a casa, andò nell’angolo più soleggiato del podere e scavò una fossetta per seppellire quell’ultimo pensiero del grande poeta. Lo fece piangendo. Non poteva accettare che gli avessero fatto fare quella fine.
Non passò molto tempo che dal posto dove aveva seppellito il biglietto spuntasse un germoglio. Un bel germoglio arancione…. completamente arancione.
E crebbe. In poco divenne un bell’alberello che produsse i suoi bei fogliettini colorati che la ragazzina raccolse pazientemente per evitare che se ne volassero via e poi li “seminò” in altre zone del podere.
Non passò tanto che in quel territorio grigio, all’interno di quel muro grigio, tutto fosse meravigliosamente a colori.
Decise di cominciare a conservare e mettere via tutti quei biglietti. Accatastandoli per tempi migliori. Prima o poi la gente avrebbe capito e avrebbe cominciato ad usarli.
La vita nel paese normale girava normalmente e ogni tanto si raccontava, soprattutto ai bambini la storia del “maledetto poeta colorato”.
Tanti di loro ne avevano paura, ma qualcuno, forse più intelligente o chissà cosa ne era affascinato.
Passo del tempo, non saprei dire quanto ma fu così che qualcuno di quei bambini trovò il coraggio e una mattina bussarono a casa della ragazza.
“Ci dai un po’ di quei magici foglietti che li vorremmo far germogliare?”
La normalità in quel momento… tremò!
venerdì 12 settembre 2014
La Cinciallegra
Ieri sera durante la mia corsetta alla Cascine mi è capitato di passare accanto ad una Cinciallegra su di una staccionata che al mio passaggio nemmeno si è spostata. e mi è ritornata in mente questa storia che fa parte di un momento doloroso e che nessuno ha mai saputo, a parte noi, protagonisti, e forse è giunto il momento di raccontarla.
Sono ormai quasi passati vent’anni da quel giorno. Era un 5 luglio drammatico, triste, ma comunque pieno di felicità per quel piccolo nuovo passo fatto.
Carla aveva avuto un bruttissimo incidente… detto alla fiorentina, “una tramvata”. Ed erano tre giorni che se ne stava li, sul letto dell’ospedale, insensibile ad ogni tentativo di comunicazione esterna. Coma vigile lo chiamavano.
Faceva molto caldo e per un attimo mi spostai dal letto di quella piccola sala dove era ricoverata e mi avvicinai alla finestra che dava su una terrazza lunghissima. Uscii fuori a respirare un po’ d’aria pulita, dato che in reparto c’era un odore insopportabile di disinfettanti e medicine.
Proprio mentre ero li, fuori dalla stanza vidi entrarci un piccolo uccellino con il dorso giallo e nero!
Rientrai per vedere cosa stava facendo, e incurante della mia presenza cominciò a camminare per la stanza e sotto il letto di Carla. Girò almeno per 5 minuti.
Poi all’improvviso sbatté le ali e volando si posò sulla spalliera tubolare di ferro cromato ai piedi del letto.
Fu un attimo e si mise a cinguettare, incurante del passaggio alla porta di infermieri che rimasero, come me d’altra parte, a bocca aperta. Il bello è che cantava fissando Carla, come se le volesse parlare… chissà! Poi, passato un minuto o due, non so, se ne volò via, dritta alla porta-finestra e se ne tornò nella sua natura. Nello stesso istante entrarono delle amiche e Carla disse:
“O Lina, icché tu fai qui?” riconoscendola…
Si era svegliata.
O forse era stato quel piccolo uccellino?
Chissa!
Certo non furono rose e fiori. Chi ci conosce bene sa qual’è stato il risveglio e la convalescenza.
Ma da quella visita inaspettata le cose cambiarono in meglio. Carla col tempo si riprese e addirittura cominciò a scrivere le poesie sui miei quadri. Fu l’inizio della nostra collaborazione artistica che tuttora continua.
Fossi stato solo avrei potuto pensare che tutto questo fosse stato solo un sogno, ma c’erano gli infermieri a testimonianza. Una addirittura disse:
“E’ sicuramente una persona cara che da lassù è venuta a trovarla…”
Chissà?
E se fosse, so anche chi è!
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