Il nonno se ne stava li, affossato sul divano, leggendosi le notizie ormai vecchie della giornata. Il nipotino, invece, davanti alla sua inseparabile televisione, guardava i suoi cartoni preferiti, sognando, fantasticando. La sera era ormai inoltrata e, visto che il cielo era terso e la tramontana aveva spazzato via ogni briciolo di nuvola, il nonno decise di portare fuori il nipotino a “rimirar le stelle”.
Prese allora il piccoletto, gli mise su il suo bel cappottone colorato, il suol berretto e uscirono fuori, sfidando quell’aria frizzantina.
Cercarono un punto più buio, dove la luce non potesse dar fastidio al loro sguardo e alzarono gli occhi al cielo. Ma di stelle se ne vedevano poche, perché la luna, che era splendidamente piena, illuminava ogni angolo del cielo e nascondeva così tutte le stelle. Il nonno non si perse d’animo e, vista l’occasione, cominciò a raccontare al nipotino la luna!
Degli uomini c’erano stati, tanto tempo fa. Erano andati con delle astronavi, avevano raccolto tanti sassi ed erano ritornati sulla terra riportando foto straordinarie e indimenticabili! Poi gli spiegò che la luna era fatta di pietre, basalti, polvere di silice e tantissimi metalli. Un giorno sarebbe stata la nostra riserva mineraria.
Il bambino che fino a quel momento era stato in silenzio ad ascoltare, guardò il nonno, e sommessamente iniziò a parlare:
“No nonno. Non credo proprio che gli uomini ci siano mai andati. Se fosse vero avrebbero trovato le anime dei bambini che stanno nascendo. Sono quelle anime che illuminano la luna. Vedi, adesso e piena, ma piano piano inizierà a svuotarsi e i bimbi inizieranno a nascere. Quando sarà vuota, piano piano, si riempirà di nuove anime e la renderà luminosa come adesso. E a quel punto i bimbi ricominceranno a nascere. Sono loro che illuminano le nostre notti. Il nostro cammino. Sono loro che fanno innamorare i cuori teneri e così, uno di loro, riesce a entrargli dentro e può così nascere. E’ un ciclo continuo che va avanti da sempre. Qualcuno riesce a vederlo, ma sono talmenti pochi che a volte vengono derisi e chiamati sognatori, se non, addirittura, matti. Il problema di voi grandi è che vedete solo e soltanto l’apparenza... la sostanza... e non andate mai oltre. C’è un mondo che non riuscirete mai a vedere, a comprendere. Un mondo fatto di sogni, fantasia, immaginazione e giochi! E io voglio rimanere bambino, per sempre. Non voglio diventare grande e arido. Soltanto quando anche gli adulti useranno la fantasia per vivere, quello sarà un bel mondo per crescere... e diventare grandi!”
Maurizio

Volevo scriverti una poesia. Sono settimane che ci lavoravo su. Un pezzetto alla volta, rimettendo a posto qua e la. E poi ti arriva questo bosone, e la poesia va a farsi benedire!
Mi chiederai che c’entra il bosone con una poesia? centra... centra. E poi, mi domando,: Ma Higgs ha aspettato per 48 anni, non poteva aspettare un altro po’? Dico, una settimana o due che gli costava? e io nel frattempo avrei completato la poesia.
La poesia si basava sulla teoria degli universi paralleli.
Dato che la massa dell’universo ha un peso infinitesimale rispetto alla sua dimensione c’è chi pensava che fosse dovuto alla presenza di altri universi paralleli che esistono nello stesso luogo del nostro, una sorta di altre dimensioni della nostra esistenza.
E su questo che volevo scriverti la mia poesia. Ma poi, è arrivato il bosone, che prendendosi tutto lo spazio mancante dell’universo, ha mandato all’aria la teoria e le mie parole.
Poi, mi domando, ma è possibile chiamare bosone una cosa infinitamente piccola, semmai bosino... sarebbe stato più corretto. Questi scienziati farebbero bene a usare poco la fantasia... non ne sono troppo provvisti. Anzi, diciamolo, la quantità è tale che è paragonabile alla grandezza del bosone stesso.
Certo, questa è una spiegazione semplicistica fatta da un misero pittore che poco sa di astrofisica, e ne cerca soltanto la parte, a me più cara, che è quella metafisica. D’altra parte chi mi può contraddire? Io astrofisici non ne conosco quindi.... Urca... c’è di sicuro uno che lo può fare! Poi, domandandomi che aspetto potrebbe mai avere un bosone mi do anche due risposte: Demetrio! Bello rotondetto, con la voce squillante pronto a dire: “Gli universi paralleli non esistono, caro signor sottutto!” Proprio così sarebbe. Ce le vedo proprio, vestito di nero, attillato, come Diabolik con una B luminosa sul petto: Eccoti il bosondemetrio.
Ma ripeto... proprio ora lo trovano, dopo 48 anni. (che sono all’incirca gli anni che il bosondemetrio lo conosco!)
Ma torniamo alla mia poesia. Mi sarebbe piaciuto scriverti che proprio in questo momento, mentre sto divagando tra i miei stupidi pensieri, in un altro universo noi, adesso, magari stiamo passeggiando in un parco. Magari in un altro non ci siamo mai conosciuti. In un altro invece persi e ritrovati. In questo preciso attimo potremmo essere beati su una spiaggia tropicale e in un altro potremmo addirittura incontrarci per strada ed ignorarci (credo che comunque questo sarebbe impossibile!). Potremmo addirittura non esistere in un altro universo e in un altro ancora potremmo fare appassionatamente all’... beh, diciamo, svolgere mansioni procreative. Potremmo ricordare i nostri momenti felici, potremmo correre mano mano su una bianca spiaggia. In un altro universo potrei essere Leonardo e tu la mia Gioconda (anche se intimamente sappiamo che lo siamo)
Comunque a me piace immaginare che, in questo attimo preciso, noi ci stiamo abbracciando e l’abbraccio è la cosa fondamentale. E’ un alchimia che nessuno scienziato mai potrà spiegare. Si uniscono i corpi e fondono i loro calori, le loro energie; l’abbraccio è l’inizio di ogni atto d’amore, di ogni consolazione, di ogni desiderio e di ogni ringraziamento. Ed è per questo che il nostro abbraccio, da qualche parte, in qualunque luogo esso sia, in questo momento, c’è!, e mi rende felice.
Questo volevo scriverti!, ma è arrivato il bosondemetrio e mi ha rovinato tutto.
Alla fine pensavo... ma la scienza si evolve via via, e sicuramente i miei universi paralleli torneranno di moda e se scopriranno che i neutrini sono più veloci davvero della luce anche il bosone andrà a farsi benedire. A quel punto la poesia te la scriverò con tutto l’amore possibile.!
A proposito... l’aspetto dei neutrini ce l’ho in testa proprio.... Hanno l’aspetto di Monica! Le sue frecciate al curaro, la velocità della luce la battono... eccome.
Però... e se fosse vera la storia dei neutrini e l’hanno minimizzata a favore dei bosoni?.... sai che faccio? la poesia te la scrivo... Un si sa mai!
Aspettando che passi la pioggia,
capita a volte di guardare le nuvole
che, allontanandosi,
lasciano in dono,
mentre il sole ci fa capolino,
un colorato arco di luce.
Iride splendido
che invoglia a inseguirlo,
correndo follemente e raggiungerlo
e così trovarne l’origine,
e poi, ingenuamente, provare a rubarlo,
e come un gioiello,
fartene dono!
Con il suo rosso ci colorerei le tue labbra
per farle splendenti più di quel che già sono.
L’arancio lo trasformerei in un velo
per farci un vestito,
che ti renda infinitamente più bella.
Col giallo illuminerei il tuo incarnato,
per farlo di un caldo brillante
e renderlo come il sole splendente.
Col verde farei invece un bel prato
dove poggiare il tuo dolce cammino
e colorarne così i tuoi stanchi passi.
Coll’indaco colorerei invece i tuoi occhi,
come un ombretto splendente e lucente
per renderli due gemme preziose
Poi col blu ti farei un bel fiocco,
per legarti i tuoi lunghi capelli,
e avvolgerli in una treccia di luce..
Infine col violetto una bella ghirlanda
di viole per cingerti il capo
a mo’ di corona regale.
Ma non c’è colore che basti,
ch’io possa usare,
comprare o rubare.
né gioiello,
né oro,
né niente....
per cambiare la semplicità del tuo mondo
del tuo essere donna,
del tuo essere viva.
Vorrei saper soffiare il vetro
e creare così una scatolina di cristallo.
La farei bellissima e meravigliosa come uno splendido gioiello.
Dentro ci metterei le stelle più luminose dell’universo,
le supernove e le galassie risplendenti.
Prenderei poi le nebulose colorate,
e tutti quanti i gas interstellari.
Riempirei così la scatolina,
Inverosimilmente colma di splendidi tesori.
Infine ci metterei anche la cometa più brillante,
che con la sua scia luminosa completerebbe quel magico splendore.
Allora con gli anelli di Saturno ci farei una piccola collana
a cui attaccherei l’illuminata scatolina.
Infine passerei tra i tuoi capelli la collana
e poserei quel gioiello risplendente sul tuo petto.
Illuminerebbe sì, il tuo volto,
ma non potrebbe mai eguagliare
lo splendore che emana il tuo bellissimo sorriso.

Oggi la Sampdoria è tornata in serie A e questo mi ha fatto tornare alla mente un ricordo della mia infanzia.
Era il 1968, l’anno della contestazione giovanile. Ma io ero ancora un bambino e le mie contestazioni, allora, si chiamavano bizze. Si stava avvicinando il Natale e una mattina, la prima delle vacanze di Natale, mi era arrivato a casa un pacco postale. Il primo che avessi mai ricevuto in vita mia. Naturalmente non ce la feci ad aprirlo io, ma il mi’ babbo, più veloce, e soprattutto curioso, lo spacchettò avidamente. Era arrivato dalla Panini, quella delle figurine. Io avevo completato l’album e come premio, anche se la Fiorentina che era la mia squadra del cuore stava volando verso lo scudetto che avrebbe vinto pochi mesi dopo, mi arrivò la maglia della Sampdoria che mi affascinava con i suoi colori, e l’avevo scelta come premio per aver finito l’album dei calciatori. E quel giorno era arrivata! Tutto il completo blucerchiato! Una favola. Naturalmente lo indossai subito e la contestazione fu, che dovevo portarlo tutto il giorno, anzi, lo avrei usato anche come pigiamino!
Ma quello sarebbe stato un giorno di grandi aspettative e di cocente delusione. Il pomeriggio saremmo dovuti andare a casa di nonna Egle, che avrebbe rotto il salvadanaio che aveva riempito e che sarebbe servito per comprarmi la scatola del trenino Rivarossi! Ero eccitato a palla.... la mattina la maglia e la sera l’agognato trenino. Ma arrivò la doccia fredda! La notte erano entrati i ladri in casa della nonna e insieme a tutti i suoi ori, si erano anche portati via il “mio” salvadanaio!
Partimmo subito per andare da lei. Io presi il coltellino che avevo, giurando che se avessi incontrato i ladri li avrei accoltellati. Lo possiedo ancora, me lo aveva regalato proprio la nonna durante una gita alla basilica di Sant’Antonio a Padova. Ricordo ancora la corsa per quelle scale strette, ripide e soprattutto tante, che portavano all’ultimo piano di un palazzo a pochi metri dal Ponte Vecchio. Mi accolse a braccia aperte, piangendo, dicendomi che non mi avrebbe potuto comprare il trenino quel Natale.... Gli avevano portato via tutto. Ma mi disse che un regalino me lo avrebbe comunque fatto e scendemmo alla cartoleria del Menicucci (quella dell’arbitro fiorentino) e mi regalò un piccolo trenino di vetro per l’albero di Natale. Lo conservo ancora gelosamente tra le mie cose, insieme a quel coltellino...
E’ uno dei miei ultimi ricordi di nonna Egle, poco dopo per colpa di una malattia ci lasciò. E quella maglia, il trenino e il coltellino rimarranno per sempre nel mio cuore.
Ecco, questo è il mio tipico approccio ad un quadro. Anni fa mi venne in mente quest'idea. Non so come ne dome, ma di sicuro fu buttata giù sul mio inseparabile blocco sotto un ombrellone nell'incasinata spiaggia di Cesenatico. Quando mi viene un'ispirazione, non sto più nella pelle, finché non realizzo l'opera. Ma a quel disegno mancava un piccolo dettaglio: La bambola. Non so come, ma avevo un'idea ben precisa in testa, ma non riuscivo a realizzarla. Cominciò così una lunga ricerca, per trovare il soggetto giusto. Dapprima su internet, cercando tutte le bambole possibili e inimmaginabili, ma niente da fare. Quella che avevo in testa non c'era! Iniziai così il tentativo mercatini antiquari! Ne avrò girati una trentina. Ma niente, nemmeno lì. Intanto sono passati un paio d'anni, e la ricerca continuava e tanti schizzi fatti senza che nessuno mi soddisfacesse. Io avevo quella bambola in testa e se non la trovavo il quadro non l'avrei fatto.
Una mattina, dopo che era saltata la corrente, andai a rimettere la sveglia in camera di mia mamma e, proprio accanto alla sveglia, sul comodino c'era quella bambola. Ci sarò entrato decine di volte senza mai guardarci.... e lì, era sempre stata.
Sempre sotto gli occhi, e forse, il fato, non voleva che la dipingessi, probabilmente. Ma quella mattina aveva deciso che era giunto il momento.
E così lo dipinsi, velocemente... si fa per dire!
Oggi sarebbe stato il suo 81° compleanno. Un giorno mi telefonò chiedendomi di andare a casa e portare la macchina fotografica che aveva delle cose da fotografare. Naturalmente andai, e, quando arrivai a casa sua (che poi sarebbe diventata la mia), lo trovai vestito per benino, infiocchettato, e tutto rileccato. Mi disse: Fammi una bella foto, così dopo mi ci fai un bel ritratto e lo usi per mettermelo sulla tomba! E la tomba la voglio di marmo bianco a forma di croce e con la falce e martello sopra! E poi mi fotografi la mia libreria e la foto me la metti nella bara”.
Naturalmente io, scherzando la foto gliela feci lo stesso e poi anche come il quadro che è quello qui sopra riprodotto, e la feci scherzando, come al solito e come con lui si usava fare. E purtroppo subito dopo morì...
Non è stato certamente un padre presente o affettuoso o modello, sempre preso dai suoi amici, dalle sue sigarette, le bevute e gli scherzi al prossimo. Sembrava tirato fuori dai personaggi di Amici Miei. Ne ha combinate di tutti i colori. Una volta per far “allontanare” l’amante da un suo amico (a richiesta dello stesso), dato che lei credeva ciecamente in tutte le arti divinatorie, si finse un lettore di tarocchi e gli predisse che se sarebbe rimasta con l’amante avrebbe fatto una brutta fine... lo scherzo fu fatto talmente in modo convincente, avevano persino ricreato una sala tutta allestita di cose “magiche”, che questa se la dette a gambe levate. Un’altra volta, per far capire ad un amico, diciamo un po’ cieco, che la moglie era un po’ allegra, gli misero sul bandone del negozio, una testa di toro (con delle bellissime corna) mozzata. Un’altra invece, si divertiva a girare per la piazza in macchina tutto disteso con un mio cappellino in testa e sembrava che la macchina la guidasse un bambino. (era anche piccoletto, poco più di 1 metro e 55!!!) E le donnine nel giardino, allarmate, a strillare come pazze.
Un’altra volta, al mare, si fece portare sulla spiaggia una poltrona con un bell’ombrellone bianco e lui si presentò in completo doppiopetto bianco e si mise a sedere per osservare in mare. (e poi ci finì dentro... vestito!)
Questo era i’ mi’ babbo. Sanfredianino.
Però il Lunedì pomeriggio, mi era dedicato. Ci mettevamo in camera sua, sul letto e prendeva i libri... e leggevamo. Prima Pinocchio, Gian Burrasca, Sussi e Biribissi e me li spiegava e mi faceva imparare le frasi più significative. Poi, più grande, mi sfidava a chi imparava più brani della Divina Commedia “Caron non ti crucciare, volsi così colà dove si puote...” e non so se lo facesse per spronarmi o per vedere chi era migliore. Ma non solo Dante ma anche Sachespeare (pronunciato come io, da piccolo lo lessi la prima volta e rimasto con quella dizione negli anni a venire) con la regina Mab “Ah! Allora, lo vedo, la regina Mab è venuta a trovarti. Essa è la levatrice delle fate, e viene, in forma non più grossa di un agata...sul naso degli uomini, mentre giacciono addormentati.” La più bella cosa per me mai scritta. E poi la pittura, tutti i maestri rinascimentali, i macchiaioli e Ottone Rosai a cui aveva fatto da piccolo tante commissioni. E poi li dipingevamo anche insieme, spronando così la mia vena artistica. La mia prima copia della “Gioconda” credo d’averla dipinta a 10 anni...) Libri d’arte con cui mi spiegava, certo a modo suo perché, in fondo, aveva fatto soltanto la 3a elementare, ma di sicuro, ne sapeva più di cento Sgarbi. Insomma, tutti questi Lunedì, hanno contribuito, credo in modo fondamentale alla costruzione del mio mondo immaginario e della mia arte. E soprattutto della mia vita.
Non mi ha mai insegnato quello che si doveva fare.... ma visti i suoi esempi, quello che non avrei dovuto fare.
Auguri e ciao babbino!